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Nel
vuoto culturale e soprattutto musicale italiano cosiddetto alternativo
è difficile trovare qualcosa che laceri i timpani e la comodità
del comune sentire anche tra le correnti che parevano più estreme
e immuni all’attacco della moda ormai si sono trasformate in posa
e categoria.
Nel cielo offuscato e malato, nei fatti di tutti i giorni, nell’ambiente
che ci circonda troppi segni lasciano capire la venuta della fine dei
tempi più volte annunciata e temuta.
La lacerazione spirituale tra l’uomo e la
Grande Madre non è mai stata così forte e così prepotentemente
accelerata dal secolo breve e devastante del progresso e del culto ideologico
imbevuto di sangue urlante di miliardi di vittime sacrificate al sogno
della verità.
Il progressivo deterioramento dei rapporti umani
e sociali, le verità dogmatiche e annichilenti delle religioni
e delle ideologie credute sepolte che tornano e si scontrano liberando
il Grande Drago dalla caverna in cui riposava, il gioco di bugie e verità
che entra nel cervello, il grido di dolore dell’individuo schiacciato
e disumanizzato dai ritmi e dalla vita imposta dal Sacro Impero dell’economia,
unico culto realizzato e a cui tutti dobbiamo chinare la testa…..
La totale assenza di certezze e credenze sfociano in una nichilistica
corsa all’annientamento personale e della società.
Il culto del progresso ha creato orribili mostri tecnologici alienati
e incapaci di capire l’organicità dell’essere disperso
nell’oceano di circuiti da cui dipende, gelido cordone ombelicale
di microchip.
Urla infernali che si fanno strada e frantumano la tomba di cemento polverizzando
le dita immonde che si levano al cielo blasfeme con tutti i loro occhi
luminosi e arroganti.
Il rumore degli uragani, lo scroscio delle acque, il rumore delle viscere
terrestri che si spalancano e inghiottono le pustole che gli martoriavano
la pelle, spietate guerre infinite, riemergere di passati valori, il ritmo
delle lamiere distrutte e scorticate, le fornaci gaudenti e purificanti
la spazzatura che senza filtro ci penetra nel cervello: questo è
il nostro futuro e il nostro presente.
Il termine dell’era industriale trionfante di macchinari e metallo
lascia il posto all’era del freddo di ronzii di circuiti e bip digitali.
La macchina agonizza nella sua pesantezza metallica e rinasce nella sua
nuova non-vita digitale votata ad uno scopo ancor più subdolo e
tremendo.
Noi vogliamo essere i cantori di tutto ciò, la colonna sonora del
disastro e della distruzione, dell’annientamento e della rinascita,
della fine delle certezze e delle macerie che ci portiamo nell’era
cibernetica.
Noi vogliamo essere i sacerdoti celebranti il caos e la sua forza distruttrice/creatrice.
Ritmi di macchine e ronzii di circuiti.
Rumori di catene e distorsioni di quattro corde. Cicalecci meccanici di
sintetizzatori e urla riverberate.
Rumore disumano e totale assenza di tempo.
Sinfonie dedicate all’accartocciarsi dell’umanità e
silenziosi versi per le luci che si spengono.
Profetiche visioni del collasso dal mondo di silicio e schermi che aspetta
l’età del ghiaccio.
Noi siamo il culto nichilista dell’oscurità e del frastuono,
del loro libro sacro di sangue e fastidio intriso di umano sudore e stato
di coscienza alterato.
Noi vogliamo celebrare le discariche in cui termina qualsiasi oggetto
del ciclo produttivo, archeologie per un possibile futuro. La polvere
che si alza dal terreno delle fabbriche abbandonate e cadenti, oscuri
sarcofaghi dell’età industriale, la ruggine che copre i titani
di metallo inutilizzati e colpiti a morte, il bagliore delle macchine
che vanno in cortocircuito e la loro decadenza, il calcestruzzo violato
e di crepe scolpito che si alza verso il cielo spento e pieno di fumi
nocivi, il bagliore rossastro del sole che tramonta sullo sfondo delle
città, la perversione e la decadenza delle civiltà e il
fulgore del loro collasso derivato da scontro, l’oscurità
e la minacciosa incertezza del futuro…
Noi
vogliamo cantare i rottami e la loro sagoma minacciosa nelle strade, i
gas di scarico e il loro carico di veleno, l’incapacità attuale
dell’uomo di sfuggire alla dittatura dell’immagine totalitaria
che polverizza ogni aspetto dell’esistenza, i desideri e i cambiamenti
che non saranno mai, simili a frutti che non potranno crescere, il canto
del dolore dell’esistere, il canto della tranquillità del
morire…
Noi vogliamo cantare anomalie suburbane, esseri imputriditi e senza scampo,
l’estinzione dell’unicità e l’apoteosi del programmato,
l’amore di schermo e circuito, l’incontro cristallizzato dietro
le pareti di vetri, la distruzione della natura e il suo urlo di dolore,
la sua vendetta impietosa e devastante, i banchetti di cadaveri e l’olocausto
programmato dell’intimità, la mente alterata dalle droghe
e dalla follia, la risata dello psicopatico e lo sguardo dell’assassino,
la distruzione delle vetrate splendenti di menzogne e esclusione, le città
incendiate in rivolta.
Aspettiamo il crollo della cattedrale di morte che ci hanno costretto
a adorare e a santificare per poter festeggiare tra i suoi ruderi le vite
che tornano a essere tali senza negazione del dolore dell’esistenza.
Aspettiamo di vedere il sogno dell’accumulo e dell’edonismo
svanire tra nuvole di fumo e macerie che ricoprono donne e uomini avvolti
nella plastica.Cumuli di vestiti e corpi in fiamme tra le vetrate violentate
e devastate per liberare l’essere umano dalla sua prigione di denaro
e veleno mortale.
Schegge di follia che lacerano i timpani e scioccano il cervello con furia
e pensieri malsani che esplodono e polverizzano.Lo schianto degli schermi
in frantumi e miriadi di occhi portatili che esplodono. La ribellione
dell’anelito ancestrale di libertà e di asocialità
che incontrollabile scaturisce e annienta tutto per originare il caos
creatore e creativo.
Noi attendiamo….
SCum
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